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NURAMINIS NELLA STORIA
La storia di Nuraminis comincia allalba del II Millennio d.C., in una fase cruciale per la storia dellintera Sardegna. Durante lXI sec. d.C. infatti, Le Repubbliche Marinare di Pisa e Genova liberano lisola dalla minaccia saracena e vi installano le loro basi commerciali. Crescita economica, sviluppo culturale rinascita delle città e dei villaggi costieri, recupero delle pianure, crescita demografica sono gli effetti dellarrivo pisano-genovese in Sardegna. In questo contesto di rifioritura politica, sociale, economica e demografica si colloca la nascita di Nuraminis, di cui si fa menzione per la prima volta in un documento, che attesta la presenza del suo parroco di allora a Cagliari, certo Costantinus Plebanus, in occasione della consacrazione della Chiesa di S. Saturnino, avvenuta il 1° Aprile 1141. In realtà il territorio di Nuraminis conosce la presenza umana da tempi ben più remoti. Lo testimoniano i numerosi siti nuragici, ancora osservabili nelle campagne che si stendono intorno al paese. Tra questi degna di nota è senza dubbio la stazione nuragica di S. Maria, sita a valle del rilievo calcareo de "Sa Kòrona" difesa dai quattro nuraghi che la attorniano. Tra gli aspetti più interessanti della stazione cè senzaltro il pozzo nuragico, rintracciabile ai piedi del rilievo calcareo che, come si sa, assolveva ad una duplice funzione: da un lato garantiva lapprovvigionamento idrico alla comunità residente, dallaltro costituiva luogo di culto e venerazione dellacqua, sacralizzata dai nuragici. Sulla sommità de "Sa Kòrona" è invece visibile il basamento di una grossa torre nuragica, alta probabilmente dai 5 ai 7 metri e databile intorno al 1400-1500 a.C. Al lato opposto della stessa barriera calcarea, sono visibili i resti del sito denominato "Serra Kannigas", caratterizzato da un grosso mastio centrale, sicuramente fornito di torri laterali e databile intorno al 1400-1100 a.C. Intorno a questultimo sono visibili i basamenti di alcune capanne minori, aventi probabilmente funzione abitativa. I nuraghi, siti sulle sommità di "Monti Lonaxi" (1400-1100 a.C.) e di "Su Padru" (1500-1400 a.C.) completano il sistema difensivo della stazione. Di certo le terre nuraminesi erano abitate anche in epoca punica (dal III al IV secolo a.C.) e organizzata in comunità di villaggio autonome, ma in piccoli agglomerati concentrati intorno alla casa del Dominus, collocata al centro dei terreni di cui questo era proprietario. Nuraminis è nota, tra le altre cose, anche per la fertilità dei suoi terreni, i quali venivano sfruttati per la coltivazione cerealicola intensiva. Produzione che caratterizzava la vita economica e sociale della Sardegna intera, sia in età punica che in quella romana. Purtroppo le notizie su questi lunghi periodi sono molto scarse e non è possibile ricostruire nel dettaglio la storia abitativa delle popolazioni allora stanziate nellattuale territorio nuraminese. Più numerose e qualitativamente rilevanti sono invece le tracce lasciate dalla successiva dominazione bizantina ( protrattasi dal VI al IX secolo d.C.). Un indizio è fornito innanzitutto dalla dominazione di Villagreca, paese di circa 400 abitanti) che dal 1868 è divenuto frazione di Nuraminis. Il nome "Villagreca" è un chiaro riferimento allorigine bizantina del villaggio. Infatti laggettivo "Greco" si riferisce agli aspetti grecizzanti ed ellenistici che caratterizzano la civiltà bizantina. Ancora più emblematiche del periodo sono le due tessere marmoree incastonate nel campanile della chiesa parrocchiale di S. Pietro e Paolo. Queste sono chiaramente di fattura bizantina: presentano inedite iscrizioni greche e diverse decorazioni che, in linea col gusto bizantino, raffigurano animali di matrice biblica e mitologica. Probabilmente esse facevano parte di unantica chiesa bizantina, andata distrutta per motivi ignoti, dalla quale è stato tratto il materiale per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Nuraminis, secondo una consuetudine tipicamente medievale (il c.d. materiale da riporto). Se davvero, come probabile, Villagreca ha unorigine bizantina, si può sostenere che questo villaggio sia ben più antico dellattuale Nuraminis, che come già detto, nasce intorno al mille, quando cioè la presenza bizantina in Sardegna si è già conclusa da tempo, e il susseguente isolamento dellisola ha favorito, al suo interno, lelaborazione di quelle originalissime forme di governo, passate alla storia col nome di Giudicati. Della fase aurorale del periodo giudicale non abbiamo notizie e documenti, così che risulta difficile ricostruire come si sia giunti i Sardegna allelaborazione di queste istituzioni originali. Larrivo dei genovesi e dei pisani determina, oltre al già menzionato sviluppo socioeconomico, una maggiore sicurezza delle coste e delle pianure sarde (soprattutto in seguito alla sconfitta del famoso Museto, conquistatore musulmano, avvenuta nel 1016), e il conseguente ripopolamento delle fertili pianure del campidano, ad opera delle popolazioni che ridiscendono dalle montagne, nelle quali si erano ritirate per sfuggire alla precarietà della vita di pianura. In tale contesto si colloca la vicenda di Nuraminis, che di questo possente processo di spostamento delle popolazioni è uno dei frutti. La villa acquista da subito un ruolo rilevante allinterno dellorganizzazione istituzionale del Giudicato di Cagliari. Infatti questa diventa sede Curatoria, cioè capitale di una delle amministrazioni provinciali nelle quali il Giudicato si suddivideva. Nella capitale della Curatoria risiedeva il curatore, nominato direttamente dal Giudice. Il Curatore presiedeva allesazione dei tributi, svolgeva funzione di Giudice Penale e Civile, presiedeva una Corona di notabili. Dai documenti risulta che la Curatoria di Nuraminis era una delle più grandi assieme a quella della Trexenta e, sempre insieme a quella, una delle più fertili e produttive. Tra le diverse ville della Curatoria, molte sorgevano in quelli che sono attualmente i territori di Nuraminis. La meccanizzazione dellagricoltura e lincuria hanno però cancellato definitivamente le tracce visive di questi villaggi, il cui ricordo rimane solo nella toponomastica. Sulle zone di campagna che oggi i nuraminesi chiamano Segavenu, Prumontis, Siutas, Canxeddus, Moratxesus, Nuramineddu, sorgevano i villaggi omonimi, i quali, insieme agli attuali Samassi, Sanluri, Serrenti, Villagraca e alle ville scomparse di Barrala e Borro ( distretto di Furtei) costituivano, appunto, la Curatoria di Nuraminis. Tra il 1320 e il 1480 la Sardegna si trova ad affrontare quello che alcuni storici hanno denominato i Tre Cavalieri dellApocalisse (la guerra, la pestilenza, la fame), che gettano le basi per un nuovo periodo di decadimento economico e sociale dellisola. Le diverse ondate di peste e febbri malariche da un lato, la "Guerra Nazionale" condotta dagli Arborea contro gli invasori Catalano-Aragonesi dallaltro, determinano una condizione nuova e di estrema precarietà, che sarà fatale per oltre la metà dei paesi allora esistenti nel Regnum Sardinie. Durante questi 160 anni, solo il Campidano di Cagliari conosce una diminuzione del numero dei suoi villaggi che sfiora limpressionante percentuale del 70%. Villagreca nel 1470, Segavenu, Prumontis ( o Pramonti) e Siutas nel 1476, Nuramineddu, Moratxesus, ( o Nuracesus) e Canxeddus, nel 1486 divengono paesi fantasma. Neppure lantica villa di S. Pietro di Nuraminis, che era capitale Curatoria in epoca giudicale, riesce a sottrarsi a questo destino infausto: nel 1436 Nuraminis viene registrata dai notabili del tempo come villaggio disabitato, morto, estinto. Una volta spenti i focolai di peste ancora attivi, terminata la guerra condotta dagli Arborea contro gli Aragonesi (1478), le condizioni delle popolazioni sarde sono tragiche. Interi pezzi di tessuto civile sono stati spazzati via. Nel frattempo anche lassetto istituzionale del territorio sardo è mutato. La conquista aragonese ha infatti comportato la progressiva feudalizzazione dellisola. Il territorio di Nuraminis, da tempo non più organizzato in Curatoria, diviene anchesso Feudo e si trasforma in Baronia ( dai documenti risulta essere appartenuta a esponenti della famiglia Beltran Sureda tra il 1479 e il 1486, ai Capdevilla tra il 1486 e il 1498, ai Bellit tra il 1498 e il 1597, agli Aymerich-Gualbes tra il 1597 e il 1629, infine ai Brondo tra il 1629 e il 1700). E una Baronia che non è però produttiva, dal momento che è quasi completamente spopolata e priva di un tessuto civile in grado di ripristinare i cicli produttivi, spezzati dalle vicende belliche ed epidemiche. Probabilmente, con lesigenza di riattivare lo sfruttamento dei fertili terreni dellex Curatoria, si spiegano gli accordi che il Barone di Nuraminis stipula, dal 1540, con quelli che saranno i 35 nuovi popolatori del villaggio abbandonato nel 1436. NellArchivio di Stato di Cagliari è conservata una copia di questi accordi, che ci rivela addirittura la provenienza dei 35 popolatori: 8 venivano da Furtei, 5 da Villagreca, 4 da Samatzai, 4 da Decimoputzu, 3 da Segariu, 2 da Siliqua, 2 da Nuragi, 1 da Villa di Chiesa (Iglesias), 1 da Sarroch, 1 da Gonnosnò, 1 da Donigala, 3 erano di provenienza ignota. Inoltre lArchivio Arcivescovile conserva una copia della relazione che, nel 1777, il parroco di Nuraminis fece al Vicario Capitolare, circa le condizioni della chiesa parrocchiale di S.Pietro. In tale relazione si afferma che la chiesa sarebbe stata edificata nel 1580. Questo dato appare oggi inesatto; esso si riferisce probabilmente al recupero che della struttura è stato compiuto, verosimilmente proprio a spse di quei 35 nuovi popolatori, che da circa 40 anni erano tornati a far rivivere Nuraminis. Nonostante le difficoltà legate allambiente malsano e ad una economia di sussistenza, il Villaggio di Nuraminis si sviluppa durante i restanti 140 anni di dominazione spagnola. Rinasce un nuovo ceto contadino, prevalentemente impegnato nella produzione cereagricola e nellallevamento. Nel 1720 il Regno di Sardegna passa sotto la sovranità della casata Sabauda. Inizia una fase nuova della storia sarda, che culminerà nella Rivoluzione Risorgimentale Italiana del 1861. Un episodio in particolare relativo alla Nuraminis settecentesca e ottocentesca, permette ancora una volta di gettare un ponte fra la storia particolare di Nuraminis e quella più generale, dItalia ed Europea. La vicenda riguarda la nascita di una delle altre quattro chiesette nuraminesi. La chiesetta in questione è quella della Madonna del Carmine, la cui storia è legata alla figura di un certo Efisio Corda, il quale ottenne, nel 1725, che lordine dei carmelitani costruisse un piccolo convento ed una chiesetta sul colle che attualmente mantiene il nome de "Su Crammu"( del Carmelo). Poco più di un secolo più tardi, negli anni sessanta dell800,quando il movimento di Unificazione Nazionale giungeva a compimento, i carmelitani furono costretti ad abbandonare il convento, il quale veniva confiscato insieme a tutti i beni della Chiesa, dal neonato Regno dItalia. La dominazione sabauda prima ed il Regno dItalia poi significano per la Sardegna e per Nuraminis linizio di una fase di sviluppo, che è benefico e doloroso insieme. La storia novecentesca di Nuraminis è storia di progresso sociale, culturale e politico, ma è anche storia di sofferenza e di emigrazione, di guerre combattute lontano da casa e delle quali raramente si è compreso il significato reale e profondo. E una storia che non si è conclusa. Le sfide, che questa nuova fase italiana ha posto, non sono ancora state vinte, e nonostante loggettivo miglioramento delle condizioni spirituali e materiali di vita, la comunità nuraminese ha bisogno ora più che mai, di mettere la parola fine a quella precarietà che dalle ricerche risulta essere laspetto che più di tutti caratterizza la nostra storia. Una precarietà infine, che non è venuta ancora meno, e che non è possibile affrontare e sconfiggere definitivamente, se non si acquista consapevolezza di quella storia secolare che ha concorso potentemente a darle forma e sostanza.
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